C4 Wahoo Dark

pesca sub

c4_wahoo_darkDopo la prova delle prime “plasticone” made in C4: le Wahoo Brown ’09, tocca alle Wahoo dark.
Come in ogni test inizio col primo impatto sulla terra ferma.

– come per la prima versione di queste pinne salta certamente all’occhio l’inconfondibile design made in c4, in particolare si nota la stretta somiglianza con le ben più blasonate e performanti mustang in carbonio, dalla particolare scarpetta al flap.
– Le pale ora hanno due durezze: dark sono di durezza media e, per l’appunto, sono completamente nere, mentre fog è la durezza soft/morbida, e sono grigie.
– Al contrario delle “vecchie” Wahoo, che si avvalevano di un misto di plastica e vtr, nelle pale viene usato un nuovo tecnopolimero più pesante e resistente alle sollecitazioni tipiche del “pescapneista”, e che non dovrebbero subire più quell’effetto “sbiancante”. Inoltre ora le pale appaiono leggermente più spesse.– Altre nuove caratteristiche sono rappresentate dai profili in gomma parabolici, leggermente più rigidi, e soprattutto dai profilini sulle pale realizzati direttamente in fase di stampaggio.
– La scarpetta anatomica, in questa nuova versione, è arrivata alla terza generazioni, e a parte il colore (ora nero) cambiano pochi dettagli rispetto alla precedente.
– Questa volta nella confezione troviamo le pale e le scarpette separare (le prime Wahoo erano pre-assemblate), e il kit di fissaggio.

Il suddetto kit comprende sempre il laccio plastico in dotazione, lungo circa 1,5 mt, che ovviamente serve per regolare le scarpette, soprattutto in base allo spessore dei calzari che andremo a utilizzare, certo non permette di avere una o due taglie in più, ma consente quelle piccole regolazioni che permettano alla scarpetta di calzare in maniera ottimale.
Passare questo laccio nelle scarpette è semplicissimo e richiede pochi minuti, è un po’ come mettere i lacci nelle scarpe di tutti i giorni: in pratica praticamente dovremo passarlo nei fori, con l’ausilio dell’apposito ago, partendo dal basso, mentre i due capi andranno a incrociarsi negli ultimi fori (sempre in basso); fatto questo basta fare un semplicissimo nodo bandiera, o qualcosa di simile, per non farlo sfilare, oltre a bloccare il laccio con una goccia di attack sui due nodini.
Il kit comprende 4 viti autofilettanti, 4 rondelle plastiche, e 4 “dadi” sempre in materiale plastico, e ovviamente le istruzioni di montaggio, mentre nelle prime Wahoo trovavamo soltanto 4 bulloncini e 4 dadi plastici.
Veniamo alla prova in acqua.
Non c’è molto da dire. Arrivo in acqua, lascio fluttuare le pinne e noto che sono abbastanza negative, specialmente le scarpette. Nonostante questo, in fase di pinneggiata non le ho trovate particolarmente rigide e pesanti, ma reattive e con una risposta – che certamente non può competere con le ben più pregiate, performanti, oltre che costose, pale in composito – che le posizione a un livello alto nel panorama delle pale in tecnopolimero (termine elegante per definire la plastica…).
Anche in presenza di corrente sostenuta (per sostenuta intendo quando, avendola a favore, e non opponendo resistenza con le pinne, è capace di trascinarvi rapidamente via) queste Wahoo si sono rivelate molto efficaci, e superiori alla prima versione delle stesse (di cui trovate una recensione nel blog): proprio nella pinneggiata si nota la spinta decisamente più corposa.
Le pale derapano veramente poco grazie ai nuovi profili canalizzatori, che sono sempre a sviluppo parabolico, ma ora sono più rigidi.
Per quanto riguarda le scarpette: sono sempre comodissime (almeno personalmente), come lo erano anche le vecchie versioni, ma a voler essere pignoli, il top sarebbe l’uso di una soletta, magari integrata.
All’inizio del test in acqua ho accennato alla negatività delle pale: tale cosa non influenza particolarmente l’uso in superficie, infatti non ci si fa molto caso, ma quando scendiamo sul fondo, specialmente se si è soliti praticare la tecnica dell’aspetto, sarebbe consigliabile, ma non strettamente indispensabile, anche perché alla fin fine si tratta di una questione di acquaticità, l’uso di un paio di cavigliere (250 g a caviglia dovrebbero bastare) per tenere le pale rasenti al fondo…
Sono già quattro uscite che uso queste Wahoo. Mediamente le mie pescate durano quattro ore, e finora non mi hanno dato alcun tipo di problema per quanto riguarda il fine pescata: nessun segno di crampi, o gambe eccessivamente affaticate.
Infine, per quanto riguarda la taglia, io porto il 42 ½, al max 43, ho preso le scarpette n. 43-44, e con calzari da 2,5, e fatte le opportune regolazioni con i lacci, mi vanno alla perfezione.
Alla prossima…

3 Commenti

  1. frank scrive:

    ciao Viper Crbon

    dici che son negative e poi sul fondo c’è bisogno delle cavigliere da 250gr !?!
    scarpette negative e pale positive ? scusa ma non ho capito il tuo ragionamento.
    grazie

    • ViperCarbon scrive:

      Ciao, in effetti sono le scarpette a essere negative.
      Qualsiasi pala, sarà sempre un pò positiva, in quanto l’acqua riesce ad agire su una superficie molto più ampia, in confronto alle scarpette.
      Ma il discorso era rivolto alle pinne lasciate in acqua, prima di calzarle. Le cose cambiano indossandole, infatti non sono tanto le pinne a tenere le gambe sollevate dal fondo, quanto i pantaloni della muta, ecco perchè ho scritto “All’inizio del test in acqua ho accennato alla negatività delle pale: tale cosa non influenza particolarmente l’uso in superficie, infatti non ci si fa molto caso, ma quando scendiamo sul fondo, specialmente se si è soliti praticare la tecnica dell’aspetto, sarebbe consigliabile, ma non strettamente indispensabile, anche perché alla fin fine si tratta di una questione di acquaticità, l’uso di un paio di cavigliere (250 g a caviglia dovrebbero bastare) per tenere le pale rasenti al fondo…”.
      Ma il discorso delle cavigliere (le cavigliere da 250 g sono le più leggere in commercio, almeno per quanto riguarda noi pescatori in apnea) vale perlopiù a batimetriche basse, diciamo da 0 a 5 mt.
      Oltre se ne può fare a meno delle cavigliere, ma ripeto: dipende molto dall’acquaticità di ognuno di noi, che per l’appunto è soggettiva.
      Per esempio, chi và spesso al mare, e quindi avrà acquisito ormai una buona acquaticità (per cui rilassa bene ogni parte del corpo, gambe comprese), sicuramente potrà fare tranquillamente a meno delle cavigliere.
      E non sono assolutamente da sottovalutare anche le sacche d’aria residue: queste sacche d’aria spesso condizionano il nostro assetto, e in modo particolare le gambe.
      Le probabili sacche andrebbero eliminate appena entrati in acqua, con uno o due tuffi che avranno lo scopo di stirarci bene addosso la muta mentre siamo sul fondo.

  2. Claudio scrive:

    Ciao viper.. Io credo di volerle andare a comprare… ma oggi ho provato 43 44 e io di calzari prendo una 43… Comunque c’è un punto avanti tra fine alluce e punta scarpetta… È normale? Grazie mille.

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