MatMas azienda Italiana leader nella produzione di bi-pinne e monopinne in vetroresina e composito vetroresina-carbonio (CARBONPLUS è un prodotto MAT-MAS costruito con un’ alta percentuale di carbonio mixato a tessuto di vetro e/o altri tessuti e resine), è da anni impegnata nella produzione di attrezzature specifiche per le varie discipline concernenti l’apnea a livello agonistico, tra le quali: apnea dinamica, pesca subacquea, nuoto pinnato, hockey sub, rugby sub e ora anche tiro al bersaglio subacqueo.
Nelle novità 2012 di Sporasub troviamo un inedito modello di pinne in polimero, molto tecnico e accattivante. Si chiamano Spitfire e (come sempre in Sporasub) si rivolgono ai pescatori più esigenti disposti ad avere il massimo anche spendendo un’euro in più.
Cominciamo a descrivere il prodotto, le Spitfire si distinguono dalla massa per gli importanti dettagli tecnici adottati, oltre ad essere nel contempo un articolo esteticamente bello e curato. Mi piace vedere come i produttori di recente stiano lavorando sull’estetica dei loro prodotti, e in questo la Sporasub ha sempre ottenuto degli ottimi risultati. Tutta la linea è caratterizzata da una colorazione nero/verde che oltre ad essere gradevole alla vista è anche un buon mimetico di base.

Circa una settimana fa mi sono visto con Tony di Carbonio GFT, fra un caffè e 4 chiacchiere sono riuscito a impossessarmi di un paio di scarpette Slippers, articolo di recente aggiunto nel loro catalogo 2012. A prima vista somiglia alla Stingray di Omer in realtà guardando bene è diversa, direi che è una miscela fra diversi modelli, comunque mi piace e ho provveduto subito a montarla su un paio di pale in carbonio.
Per le prove precedenti, effettuate da Ivan Palumbo, le pale GFT Aero sono state montate sulle scarpette Salvimar Delta One private dei longheroni in gomma. In pratica la pala lavorava in modo uniforme per tutta la sua lunghezza, incanalando l’acqua tramite i profili a T in gomma (water rails). I risultati della prova potete leggerli qui.
Per la prova realizzata dal sottoscritto sono state utilizzate le scarpette Delta One “intere”, ossia complete di longheroni, che fino ad ora ho sempre utilizzato in abbinamento alle pale GFT Bassofondo Soft. Il montaggio è abbastanza semplice, anche se per far combaciare i fori per le viti presenti nella scarpetta ho dovuto esercitare una certa forza. Ciò è dovuto al fatto che la pala è di forma rettangolare fin dalla base, e pertanto tende ad allargare i longheroni alla radice.
Dopo la prova ho pensato, ecco le pinne di Harry Potter! Chi legge i miei articoli sa che mi piace sempre scherzare con i titoli e le metafore, comunque queste nuovissime pinne in carbonio sono diverse dai soliti canoni, e vi spiego perchè ho fatto riferimento al fantastico mondo del piccolo mago.
Cominciamo dall’inizio, poco tempo fa ho ricevuto la notizia e le anteprime da GFT per questo progetto chiamato Aero, cioè una pinna in carbonio realizzata con tecniche aeronautiche. L’obiettivo raggiunto è quello di avere una pala molto reattiva e allo stesso tempo facile gestire. Oggi le pinne sono pronte per la distribuzione e ho avuto la possibilità di provarle sul campo.

foto: Alberto Balbi
Problemi con la scarpetta? Oggi grazie al plantare Mares possiamo migliorare notevolmente la calzata. E’ un problema e soluzione vecchia come il mondo ma nessuno fino a oggi aveva pensato di portare questa tecnica da abile calzolaio alle nostre care pinne.
Il plantare risolve almeno tre problemi, il primo relativo ad una scarpetta eccessivamente comoda a causa del nostro piede fuori standard, il secondo (più importante) affrontare le stagioni di estate/inverno usando sempre le stesse pinne ma variando lo spessore del calzare, il terzo invece migliora l’aderenza del piede e di conseguenza la trasmissione di energia alla pinneggiata.
Saranno molto contente anche le donne, che finalmente non sono più costrette a usare calzari molto spessi per usare le pinne da “uomo”. Ultimamente molte donne si stanno affacciando al mondo dell’apnea, infatti sono convinto che qualche moglie o fidanzata abbia fatto pressioni per avere questo prodotto.
Scusate l’allusione ai cartoon anni 70, ma questa volta ci voleva proprio un’esclamazione all’altezza della notizia che mi è appena giunta, la nuova pala in carbonio della vulcanica GFT. Si chiama Aero, non a caso, infatti GFT oltre ai precedenti standard di qualità ed esperienza ha messo in campo anche la partnership con gli ingegneri dell’Università di Lecce, andando a lavorare con tecniche e tecnologie aeronautiche per realizzare una pala dalle caratteristiche senza precedenti.
La nuova tecnologia di produzione chiamata HF (Hot Forming) prevede la totale eliminazione di qualunque imperfezione e infiltrazione d’aria nel processo, ottenendo quindi una lastra di composito perfetta, comunque lasciamo questi dettagli ai tecnici e parliamo invece del nostro sport.
Le pinne in carbonio GFT Aero sono veramente rivoluzionarie, una flessibilità e resistenza mai raggiunte da altri modelli, a questo punto penserete che una pala così non spinge molto, invece no, sono stati in grado di mantenere le caratteristiche di reattività e ritorno elastico classiche delle pinne in carbonio. Sapete quanto pesa una pala? poco meno di 250gr, una piuma!
GFT è un’azienda dinamica, specializzata nel carbonio e con un grandissimo pregio, ascolta sempre gli utenti e migliora continuamente la gamma dei prodotti. Da poco è uscita la Predator, una pinna per pescatori molto esigenti, e sono in lista d’attesa per provarla. Dopo un’anno con il modello bassofondo, e in vista della bella stagione, ho finalmente acquistato le pale Agguato, più lunghe delle precedenti bassofondo e con ovvie migliorie in termini di prestazioni.
La GFT Agguato è una pala in carbonio lunga 80cm per 19cm di larghezza, arricchita di canalizzatori per tutta la sua lunghezza. Parliamo di una pinna per tutte le quote, non solo il bassofondo, anzi si rivolgono maggiormente a chi osa spesso e abitualmente a batimetriche importanti. Il profilo della pala Agguato Soft è realizzato a spessore differenziato, cioè diventa sempre più sottile man mano che ci avviciniamo all’estremità della pala, questa tecnica rende le pale meno impegnative in termini di pinneggiata pur mantenendo ad un alto livello le prestazioni.
Una validissima alternativa alle costose pale in carbonio è la vetroresina, abbreviata VTR, infatti grazie alla Apneus ho avuto la possibilità di provare un paio di pale di produzione estera della Leaderfins, che si propongono sul mercato con dei prodotti di ottima fattura e a costi eccezzionali.
Le pale in vetroresina hanno delle caratteristiche acquatiche simili al carbonio però sono meno delicate agli urti, quindi possiamo traquillamente trasportarle nel borsone senza preoccupazioni. La Leaderfins poi è un’azienda specializzata nella vetroresina e produce delle pale ottime, fatte bene.
Nella loro offerta ho scelto le pale Waves Alga, che sono mimetiche a base verde, già in foto erano molto belle poi dal vivo ho apprezzato meglio la scelta dei colori veramente azzeccata, infatti con i fondali estivi rigogliosi di alghe queste pale si confondono con notevole efficacia. Una particolarità da notare è che sono leggermente trasparenti. In catalogo è disponibile anche la versione Waves Camo, che ha le tonalità grigie, la classica nera e quella naturale senza colorazioni.
Con tanti validi marchi italiani probabilmente vi chiederete il perchè mi ritrovo a parlare di un produttore straniero di pinne, vi rispondo semplicemente, il prezzo! La Leaderfins, azienda estone, è specializzata nella produzione di pinne VTR (vetroresina) e carbonio, la cosa che mi stupisce è il prezzo molto vantaggioso dei loro prodotti, circa la metà di quelli italiani.
Non avendo un paio da provare non voglio aprire discussioni sulla qualità e prestazioni, quindi per il momento mi limito ad esporre il prodotto. Intanto mi chiedo se sono gli italiani a venderci le pinne a caro prezzo o se sono gli stranieri a darle a troppo poco, mbho! Probabilmente ci sono in gioco tanti fattori che spaziano fra i costi della materia, processi e tasse aziendali che sicuramente incidono sul costo all’utente finale.
