La Doccia Portatile

pesca sub

doccia portatile elettrica a batterie

Clicca Qui per andare all’aggiornamento del 27.02.2016

Eccomi di nuovo sul blog per recensire qualcosa di interessante.

Stavolta, il tema della recensione sarà un prodotto che solitamente non rientra esattamente nel “bagagliaio” del pescatore in apnea, ma visto che sono prodotti che ho trovato di un utilità estrema, specie nel periodo invernale, ho deciso di buttare giù queste quattro righe a riguardo: sto parlando delle docce portatili.

I prodotti in questione da me usati sono tre:

  • Doccia elettrica portatile a 12 Volt
  • Doccia portatile manuale 7 lt
  • Doccia portatile manuale 8 lt
  • AGGIORNAMENTO: Doccia portatile manuale COIBENTATA

Partiamo subito parlando un po’ della Purlo, mostrata nell’immagine di apertura.Questo tipo di doccia ha le seguenti caratteristiche, e prima di tutto è composta dagli elementi che ora elencherò:

  • la pompa a immersione elettrica: come scritto in precedenza funziona a 12 Volt, e pertanto necessita ovviamente della medesima presa, nonché dell’alimentazione elettrica.

Io ne ho provati due modelli decisamente simili, le uniche differenze sostanziali sono due.
La prima è la portata d’acqua: infatti queste doccette portatili hanno la possibilità di essere usate con pompe che vanno dai 6/8 lt/min fino ai 12/14 lt/min, ovviamente più è alta la portata e maggiore sarà il consumo di acqua.
Ricordo che la pompa non deve assolutamente “pompare” se non è immersa totalmente in acqua, pena l’ovvio guasto, e che sarebbe opportuno non esagerare con le temperature: infatti sarebbe meglio non immergerla in acqua troppo calda, diciamo che 30-35°C sono il range ottimale.
La seconda differenza sostanziale è l’alimentazione: infatti la seconda che ho acquistato, ha la possibilità di essere alimentata anche con quattro batterie di tipo D alcaline, ne consegue dunque che in questo modo non abbiamo più bisogno di usarla nelle immediate vicinanze dell’auto, pertanto è possibile usarla praticamente dappertutto, e naturalmente i vantaggi che né derivano sono evidenti e penso non ci sia bisogno di indicarli…
L’unico problema, se così vogliamo definirlo, è che ancora non so quantificare l’autonomia nell’uso con le batterie, visto che per il momento, l’ho usata solo per poche battute.
Un consiglio: se la vogliamo usare essenzialmente con le batterie, sarebbe opportuno usare quelle ricaricabili, e i ogni caso sarebbe auspicabile portarsi dietro anche quattro pile dello stesso tipo.

  • il secondo elemento distintivo è il “telefono”: ovviamente non si tratta di un vero e proprio telefono, ma si tratta dell’erogatore che usiamo anche nel bagno di casa per farci una doccia.

Su questo elemento non c’è granché da scrivere, sennonché, e non è una caratteristica trascurabile, la presenza di un regolatore di portata: potremmo definirlo un rubinetto, visto che in pratica, si comporta allo stesso modo e consente di fare le stesse cose… si tratta infatti di un semplice perno, posto sul telefono, che, a seconda della posizione in cui lo mettiamo, regola il flusso dell’acqua: infatti se lo spingiamo tutto a da un lato (a fine corsa) consente di chiudere l’acqua, viceversa la apre completamente, posizionandolo in una posizione intermedia è possibile regolare la quantità d’acqua desiderata.
In mezzo a questi elementi ci sono la spina 12V, che è compatibile con qualsiasi presa dal medesimo voltaggio, quindi le classiche prese accendisigari delle nostre automobili; richiede circa 5 mA (milliAmpere).
Poi troviamo il cavo di alimentazione lungo circa 3 mt e il tubo flessibile lungo circa 2 mt, e tra gli accessori ci sono anche un supporto che va abbinato a una ventosa e ad un gancio…
Personalmente la ventosa non è granché, ho pertanto provveduto a realizzare un braccio basculante e regolabile, fissato da un lato a una calamita, come quelle degli altoparlanti, e dall’altra estremità c’è fissato il supporto per l’erogatore: questo braccio in definitiva è particolarmente utile perché consente di sistemare il telefono, ad esempio sul tetto dell’auto, e avere le mani libere…
E non ultimo c’è il pulsante, che dovrebbe essere impermeabile, per accende la doccia: consiglio di spegnere la pompa quando, mentre ci laviamo, non serve, e di riaccenderla solo al momento del bisogno.
E completata questa carrellata di caratteristiche, concludo scrivendo il grosso limite di questa doccetta elettrica: infatti, e ovviamente, va utilizzata in abbinamento ad un contenitore per l’acqua, e personalmente mi porto dietro un bidone di quelli coibentati, con capacità di 7 lt (ma ce ne sono fino a 12lt), che bastano per levarsi la muta sotto l’acqua, una veloce sciacquata, e un altrettanto veloce sciacquata all’attrezzatura.
Infine parliamo di prezzi: sia va da una ventina di euro per la versione solo 12V ai 35€ per la versione anche a batterie, poi ovviamente il mercato è vario…
Adesso “parlerò” invece dalle altre due docce portatili, che concettualmente sono simili
Doccia flowing shower

  • la prima sia chiama Flowing Shower: essenzialmente è un grosso nebulizzatore, simile a quelli che si usano nel giardinaggio, con un tubo da circa 170 cm posto sulla sommità del contenitore dell’acqua, il suddetto tubo è collegato a un erogatore continuo con integrata una leva con funzione aperto/chiuso, e la capienza è di 7 lt.

La caratteristica fondamentale di questa doccia è il fatto che sia completamente manuale: infatti non necessità di alimentazione elettrica, infatti proprio come per i nebulizzatori di cui parlavo sù, è sufficiente pompare aria all’interno con l’apposita leva, in modo che sia la stessa aria sotto pressione a fornire l’alimentazione.
Diciamo che bastano 10/15 “pompate” a contenitore pieno (non deve essere superata la tacca della capienza massima) per avere qualche minuto di doccia, ovviamente quando inizia a calare visibilmente la portata, va ripetuta l’operazione descritta in precedenza.
I difetti, se così si possono definire, sono essenzialmente due:

  • il primo è che, non essendo, coibentato il contenitore, non manterrà la temperatura per molte ore.
  • il secondo è il fatto che l’erogatore, per funzionare necessità di una pressione continua sul pulsante on/off, pertanto non è fattibile farsi la doccia autonomamente e avendo le mani libere.

Consiglio sempre, come per la doccia elettrica, di non esagerare con le temperature, infatti, essendo praticamente tutta di plastica, e avendo guarnizioni in gomma, che ogni tanto andrebbero ingrassate con grasso al silicone, ne risentirebbe sicuramente: quindi l’ideale sarebbero 30°C, 35 al max.
Un ulteriore consiglio sarebbe quello di scaricare l’aria, tramite l’apposita valvola di sfiato, al termine dell’utilizzo.
Infine parliamo dell’ultima doccia: è un modello Quechua, e, eccezion fatta per certi particolari che descriverò in seguito, ha le medesime caratteristiche della doccia appena descritta.
quecha
In primis, il contenitore per l’acqua, al contrario di quello della precedente doccia, non è rigido, e in questo modo, qundo è vuoto occupa poco spazio, tant’è che questa doccia comprende nella dotazione di serie una sacca in cui stiparla.
La seconda caratteristica che la differenzia dall’altra, è la presenza di un rudimentale indicatore di temperatura, da 30 a 40°C.
Per il resto, e come già scritto, a parte l’ingresso del tubo che qua è posto alla base, è molto simile alla precedente doccia portatile, pertanto valgono gli stessi consigli: qundi occhio alla temperatura dell’acqua che non deve essere troppo elevata, e ogni tanto sarebbe consigliabile una lubrificatina alle guarnizioni.
I prezzi per queste ultime due si aggirano tra i 40 e 50 euro.
Concludo dicendo, che secondo mè, sarebbe possibile realizzare delle docce simili alla seconda, con un nebulizzatore da giardinaggio, con caratteristiche simile, e quindi tubo per l’erogazione, e valvola di sfiato…

AGGIORNAMENTO

Doccia Portatile Manuale COIBENTATA

doccia portatileUltimamente, data la scarsità di uscite in mare a causa del brutto tempo, e avendo acquistato un’altra “Flow Shower” a buon prezzo, ho pensato a un modo per coibentarla al meglio, in modo da poter far fronte alle rigide temperature invernali (anche se quest’anno sono più miti), e mantenere l’acqua calda anche a distanza di ore.
Il risultato, anche se può sembrare “spartano” è quello che vedete nella foto a lato.
Come detto precedentemente, ho usato un’altra doccia portatile “Flow Shower”, per cui le caratteristiche sono le medesime, e se volete leggervele vi consiglio di dare un’occhiata più o meno a metà articolo, dove parlo proprio di questa doccia.
Ricapitolando: è possibile realizzare una doccia portatile simile procurandosi un nebulizzatore/polverizzatore come quelli per il giardinaggio, che deve essere dotato di uscita dell’acqua in alto (come la flow shower) e una valvola per lo scarico della pressione. In commercio se ne trovano di tutte le taglia, la “flow shower” ha una capienza di 7 lt, ma se ne trovano anche da 10/15 lt o vie di mezzo, comunque 7 lt bastano per un discreta doccia calda.
doccia portatile 2Dopodiché servono un spezzone di tubo “cristallo” o meglio ancora “retex” da Ø 10 o Ø 8 mm da 2 mt circa, un po’di raccorderia compatibile col diametro scelto e la filettatura sul nebulizzatore; infine bisogna procurarsi una pistola a leva, come quelle per irrigare: il tipo “a 8 funzione” è perfetto per sostituire il “telefono” della doccia, ma anche quelli a leva regolabili vanno bene. Assemblato il tutto e dato una veloce ingrassata agli o-ring (preferibilmente grasso ai saponi di litio,
che è idrorepellente, o anche grasso di vaselina) avrete anche voi la vostra doccia portatile manuale!
E adesso passiamo alla parte “interessante”: la coibentazione.
Per prima cosa occorre un involucro adatto a contenere la nostra doccia portatile, per la mia da 7 lt si è rivelato perfetto un bidone “bocca larga” per uso alimentare da 25 lt: quelli bianchi per intenderci, che costano tra i 5 e i 10 €.
Ricordate che tra la doccia e il bidone devono restare minimo 3 cm di “luce” per poter creare un buon strato isolante sufficientemente spesso. Poi serve anche un pezzo di polistirolo o poliuretano espanso da 3 cm di spessore da sagomare e incollare con del silicone sul fondo del bidone, in modo da creare ed isolare bene anche il fondo.
Adesso bisogna segare la “testa” del bidone da 25 lt, quindi misurate l’altezza della doccia portatile, segnatela sul bidone, e riportatela con del nastro carta per tutta la circonferenza del bidone stesso cercando di essere il più precisi possibile.
Considerate anche che la doccia portatile deve sporgere di qualche centimetro dal bidone, in modo da potere usare comodamente anche la valvola di scarico della pressione e lasciare raggiungibile anche l’attacco del tubo del “telefono” (così potrete continuare a ingrassare gli o-ring, all’occorrenza).
Ora tagliate la sommità del bidone che avete appena contrassegnato col nastro carta: personalmente ho usato un multitool, ma andrebbero bene anche una sega con lama da ferro, o (facendo molta attenzione), una smerigliatrice angolare possibilmente col numero di giri regolabile, e un disco da ferro da 1 mm.
Fatto anche questo, date una smussatina ai bordi con della carta vetrata, pulite l’interno del bidone dalla polvere e dai trucioli appena creati, e incollate con del silicone sul fondo lo spessore di polistirolo opportunamente sagomato.
A questo punto procuratevi una bomboletta di schiuma di poliuretano da 750 ml (ci sono anche quelle anti-fuoco che coibentano meglio, ma costano 3-4 volte le bombolette di schiuma “classica” da 3-5 €, come quella che ho usato io, che vanno comunque più che bene) e una cartuccia ( e se non ce l’avete, procuratevi anche una pistola per silicone) di silicone sigillante per superfici porose. Prima di passare a quest’ultimo punto, preparate opportunamente anche la doccia portatile: io ho incollato sul fondo della doccia un foglio di gomma da 5 mm di spessore, che serve per lo più per proteggerla
dagli urti, dopo aver infilato la doccia stessa dentro il pantalone di una vecchia muta, e infine l’ho
avvolta nella pellicola trasparente da cucina, in modo da isolarla dalla schiuma, ma basterebbe
anche la sola pellicola (tutto questo serve anche per poter recuperare in seguito e all’occorrenza la
doccia).
Adesso potete riempire la doccia con acqua, in modo che sia abbastanza pesante da stare ferma e non venir spostata o sollevata dalla schiuma.
Inumidite leggermente la superficie interna del bidone e quella esterna della doccia con una spugna o qualcosa di simile, e infilate e centrate la doccia nel bidone.
Levate dalla doccia il tubo, la valvola di scarico, ed eventuali altri orpelli che vi impedirebbero di lavorare comodamente, coprite con del nastro carta gli attacchi del tubo e della valvola, e posizionate il bidone su un quadrato di plastica da 1 mt, infilatevi la doccia, e ora prendete la bomboletta e sbattetela per qualche minuto. Indossate i guanti in dotazione con la bomboletta e iniziate a spruzzare e distribuire la schiuma dal basso verso l’alto circolarmente (cercate di formare una spirale “stretta”), cercando di riempire ogni spazio. Una bomboletta da 750 ml basta per riempire l’intercapedine, ma ricordate che la schiuma si espanderà parecchio, per cui, passate almeno 24 ore, lasso di tempo in cui la schiuma si asciugherà completamente, dovrete armarvi di cutter (o un coltello a lama sottile abbastanza lungo) e tagliare via un bel pò di schiuma in eccesso, compresa quella che sicuramente avrà coperto gli attacchi della valvola e del tubo. Sicuramente ne sarà colata anche a terra: ed ecco spiegato perché bisogna posizionare il bidone su un foglio di plastica o qualcosa di simile.
Infine, ad asciugatura completata (ci vogliono almeno 24h: la schiuma può sembrare già asciutta già dopo mezzora, ma vista la quantità utilizzata, si sarà asciugata solo la superficie, e inoltre continuerà ad espandersi ancora un po’), preparate la pistola con la cartuccia di silicone sigillante, e distribuitelo sulla porzione di schiuma rimasta a vista: per far ciò vi suggerisco di farlo direttamente con la mano, ovviamente indossando il guanto che avrete usato per spruzzare
la schiuma.
Altre 24/48h e potrete finalmente usare la vostra doccia portatile coibentata, nella quale la vostra acqua calda rimarrà tale per diverse ore, e se avrete svolto bene il lavoro appena descritto, sarà tiepida anche il giorno dopo.
Infine, dopo aver preso le opportune misure e fatto dei fori ad hoc, ho aggiunto una maniglia direttamente al bidone in modo da prenderlo e trasportarlo comodamente: quelle dei bidoni di idropittura murale da 14 lt sono pressoché perfette.
L’unico “difetto”, se così si può definire, è che adesso la doccia portatile è più larga e più alta, per cui occuperà anche più spazio, ma se questo è il prezzo da pagare per farsi una doccia calda appena usciti dall’acqua anche d’inverno…
Un saluto, e alla prossima da Antonino, alias ViperCarbon.

8 Commenti

  1. Tommaso Mytom scrive:

    Ho sempre pensato a questa soluzione, ma da un po’ di tempo (in inverno) preferisco indossare la muta e spogliarmi a casa.

    • ViperCarbon scrive:

      in effetti vestirsi al caldo, e svestirsi magari sotto la doccia di casa non ha prezzo…ma quando usi l’auto che ancora “profuma” di nuovo, o devi fare lunghi tragitti per arrivare sul luogo di pesca personalmente preferisco la doccia portatile 🙂

      • gioacchino scrive:

        Sono d’accordo; questi articoli li troviamo tutti su internet giusto? A parte quechua che si troverà anche al decathlon

  2. Gioacchino scrive:

    Ottima idea la coibentazione,facile da realizzare e rende più facile e disponibile la doccia, a quando il box portatile?

    • ViperCarbon scrive:

      🙂 il box è questo:

      http://www.decathlon.it/cabina-campeggio-seconds-verde-id_8300695.html

      L’avevo preso assieme alla doccia quechua, ma erano in abbinamento e ho speso 20-25€ in meno rispetto a ora che sono venduti separatamente.

      L’unica rottura, oltre a dover piantare un paio di picchetti, è che col vento non è il massimo…

      Comunque si può fare anche una copertura usando un telo di plastica, tipo quelli che si usano per coprire i carrelli aperti che si trainano con l’auto, un pò di piombi da cannista, e lo si aggancia al portellone dell’auto per tenerlo sù, anche se però non è una cosa molto fattibile se si và a pesca con una berlina 3 volumi.

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